Lo vidi stancarsi, planare verso la strada. Avevo già deciso di andarla a trovare. L’idea mi era venuta in mente due giorni prima e non le opposi resistenza: mi era venuta girandomi dall’altra parte del letto, lei aveva lasciato la porta aperta – non seppe niente della mia decisione, la tenni all’oscuro volontariamente, almeno per salvare qualcosa, l’immagine che conserva di me – , e quando aprii gli occhi mi misi a fissare il corridoio. Erano lì. Mi sedetti ai piedi del letto, una scarpa in mano. Aspettavo che entrasse, bastava un solo rumore, un suo piccolo gesto, e sarei partito all’attacco. Passarono circa una trentina di secondi. Il bagliore di quegli occhi si dissolse nel nero del corridoio. Cuore in gola. Tornai steso. La mattina dopo spalmai con cura la marmellata, mi lavai i denti, le portai la colazione a letto e cercai l’indirizzo su internet.

Il corvo prese a sfiorare i tetti delle macchine, leggero e disperato, per poi schiantarsi contro la vetrina di un parrucchiere. Nessuno lì intorno si accorse di niente. Poi mi avvicinai.

Tirai giù tutti i finestrini della macchina. Villetta a schiera, poco fuori dalla città. C’era riuscita. Un sabato. Voleva dire che Matteo non era a scuola. Magari sarebbe uscita con lui per una passeggiata lì intorno. Forse il parchetto che avevo visto poco prima. Sarebbe stato il posto giusto. Pochi alberi, molti giochi all’aperto. L’asma non l’avrebbe tormentato. A Matteo serviva un luogo leggermente sano per vivere. Lei l’aveva sempre pensato e io le diedi ragione. Dentro di me. Dallo specchietto li vidi tenersi entrambi per mano. Lui saltellava e sembrava volesse staccarsi da lei e decollare. Feci per accendermi la sigaretta. Le dita iniziarono a tremarmi. L’ultimo fiammifero si spense e rimasi lì impalato, prima a seguirli dallo specchietto, poi posando gli occhi sul lato destro, dove passarono lentamente. Sentii Matteo dire ‘come in volo mà!, come in volo!, le ali mà, ho le ali!’. Fissai l’ampia distesa di alberi che si apriva alla fine della strada. Alla radio parlavano di un vento fortissimo.

Presi la piuma dal sedile accanto. Me la passai da una mano all’altra. Dopo aver acceso la macchina la rimisi al suo posto, nella tasca sinistra della giacca. Vicino al cuore.

 

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