Scesero dall’auto e si incamminarono verso la spiaggia. Avevano deciso di aspettare il tramonto in riva al mare. Poteva succedere d’estate, quando l’aria è bollente e le persone sorridono; in quel periodo è più appropriato far precipitare le cose.

Si arrotolarono i pantaloni fino alle ginocchia, poi si tolsero le scarpe. A era più stanco di B, si capiva dal gonfiore sul viso, gli viene sempre quando è tramortito dalle giornate. In macchina era rimasto in silenzio, preferiva far parlare il fratello, era lui l’oratore della famiglia, e specialmente quel giorno tale pregio non lo poteva contestare. Infatti B non aveva smesso un attimo, tanto che A pensò che il viaggio fosse durato più a lungo per la lentezza con cui si esprimeva B. Lentezza che poco prima accusarono tutti i presenti. Ora toccava a lui. Ma i chilometri erano sempre gli stessi, così come la distanza da casa di C fino allo stabilimento, che adesso era chiuso, e a loro bastò scavalcare un muretto e camminare tra i paletti degli ombrelloni ficcati nella sabbia. Il solito grigiore del mare – in periodi che non sono i suoi – fece per un attimo bloccare B; rimase in piedi, portandosi gli occhiali fin sulla testa.

Che hai, fece A, dai sbrigati, che ho una voglia di stendermi che non ti dico. Ne avvertì lo sguardo perso e tornò indietro. B, disse stringendogli un braccio, vieni, forza, mi sento triste quando non parli. Lo trascinò. Urlavamo sempre, fece B. Cosa?, chiese A.  Non ricordi? Io e te avevamo paura dell’acqua. Una paura fottuta, a dir la verità. La cosa non sembrò divertire A, forse lo faceva ridere un tempo, ma dopo ore simili sorridere gli pareva un proposito sconcertante. Buttarla sul ridere? No, non era cosa.  Dico che fino a otto anni il mare ci faceva schifo. E non far finta di non ricordare che stavamo sempre lì a gridare. Pure quando lo vedevamo da lontano, il mare, quando dalla macchina era solo una strisciolina blu scuro. Devo essere onesto B, non ricordo cose del genere. Non posso ricordarmelo ora. A affondò i piedi nella sabbia, alzandone un po’. Si accorse di avere ancora delle briciole sulla camicia e quando le scacciò via le sue mani odoravano di sapone e di donne disperate. Fatto sta che vedevamo l’acqua, continuò B, ed era terrore puro, per lei e per noi. A posò le scarpe e si sedette a gambe incrociate. Avrebbe voluto farsi posto dietro, nella sabbia più densa, ma pensò che l’unico desiderio di B in quel momento era stare il più vicino possibile all’acqua. Uno in piedi, l’altro seduto.

Non c’era niente da fare, concluse B, quella ci prendeva e ci lanciava in mare. Neanche fossimo dei granelli.

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