L’avevano fotografata in tutte le pose. Il taglio della torta, il sorriso ironico per il nome sbagliato scritto con panna montata – niente è perfetto in questo mondo – , le gambe a ritmo di musica, lei a cavalcioni su un amico, l’amico brillo che urla al soffitto, gli invitati assonnati e il padre imbarazzato, gli altri prima di andarsene, il momento dei regali, il momento delle battute. E a trent’anni fai i conti. Spulci la lista, insomma tiri le somme. Ti sei divertita?, chiede lui. Molto, davvero. E i miei amici?, fa lei, che ne pensi?  Proprio forti, risponde, poi tutti e due si mettono a guardare fuori dal finestrino. Al volante c’è il padre che parla del suo terreno e degli animali.

Manca ancora tanto per rientrare in città. La campagna è buia e il nero appesantisce le sagome degli alberi confondendo le stagioni. Il padre, cercando gli occhi del ragazzo dallo specchietto, seguita a parlare. Quello annuisce, ogni tanto sorride. E’ importante saper scegliere, dice il padre. Non puoi piantare quello che vuoi. Devi ascoltare la terra. Alla fine, se ci pensi, è molto semplice; il terreno deve rimanere drenato, e la tua unica preoccupazione deve essere quella di non riempire tutto di compost e concime. Alcuni pensano che in questo modo il bulbo manchi di vigore e speranza. Niente di più sbagliato. Se le premesse sono quelle buone il terreno farà da sé. Tutto qui. Cercare di affogarlo con il letame o intervenire di continuo è controproducente; scoraggia la nascita.

D’un tratto una  luce dorata disegna una macchia sul muro attraverso la finestra. C’è profumo di caffè e si respira pesante. Manuel è sopra di lei. Disegna dei piccoli cerchi sulla schiena, le scioglie la tensione. Poi, stando attento a non calcare troppo, massaggia collo e spalle. Inizia a morderla. Ora è chiazzata di minuscole macchie rosse, lo sa che tra poco non resisterà più e ci gioca un po’. Entrambi ridono per qualcosa che ha detto lui, una frase sulla profondità dei colori e un’altra sul suo girovita. Le descrive i fianchi, le parla della pelle che sta toccando, come se dovesse testimoniare i suoi gesti ad un terzo. Non ha voglia di mettersi in piedi ed è l’unica cosa che sa con certezza. Poi, per togliersi di dosso tutto quel miele , gli dice che enfatizza troppo con le figure retoriche.

La testa fa un leggero scatto all’indietro. Stanno ancora parlando, chissà di cosa. Quando si gira la faccia di lui è scavata nell’ombra. Per un attimo non sa chi sia quel ragazzo. Il padre non vede la figlia dallo specchietto e chiude la bocca.

 

 

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