Ho rotto un equilibrio e il silenzio si fa giudice. Una sola frase: tu leggi, le mie condoglianze. Giorgio è un ex conduttore radiofonico. Si trasferì qui vicino dopo la sua decisione di mollare tutto. Carver diceva che le parole sono tutto quello che abbiamo, mi disse una volta, ma io ho davvero esagerato. Dopo il trasloco si è sdoppiato in un uomo con un nome e in uno senza corpo. La privazione è l’unica cosa che hanno in comune, nonché il rifiuto, categorico e cresciuto in una certa sofferenza, di riunirsi nuovamente. Posa il libro per terra e incrocia le braccia sull’addome. Siamo due dolori che si squadrano a vicenda. L’aveva saputo anche lui, tra vicini non si sta mai zitti, e tre giorni dopo mi aveva fatto trovare davanti alla porta un pacco. Cosa c’era dentro? Steinbeck, Ginzburg (Le piccole virtù), Ernaux, e poi Bolano e Capote. Per istruirmi alla vita credo. Non una lettera, né una chiamata. Solo un pacco.

Di giorno quest’uomo non si vede. Di notte la luce della sua casa fa quasi rumore. E’ invadente, toglie il sonno. E non mi pento di aver bussato a mezzanotte. Poi la sua voce: entra, dovrebbe essere aperto. Sembriamo essere d’accordo che l’incontro è un tacito patto e che tutto ciò che verrà detto sarà un segreto. Distratto, sussurra: mi conservo nel leggere, che alla fine leggere è un rifugio malconcio. Giorgio ha decorato le sue due esistenze, l’una palpabile, seppur socialmente assente, l’altra decapitata sul nascere senza premeditazione; al di fuori di pagine stampate, ingiallite o scarabocchiate che siano, lui non legge. Di notte tocca a me, dice, mi denudo di fronte a tutto quel che vorrei essere e fare. Leggo e non dormo mai. Una silenziosa separazione pareva l’unica cosa possibile. Giorgio si è ritirato in purgatorio.

“Forse non avrei voluto mai imparare a leggere. Le emozioni attuali sono uno strazio, gli infiniti amplessi della mediocrità virtuale..non ti nascondo, e come potrei farlo dopo che hai scoperto questo caveau pieno d’oro, che anch’io vorrei scivolare nei giudizi insindacabili, mi piacerebbe oscillare tra finzione e rifiuti tossici, bearmi delle esperienze inique..in un certo senso, stare qui a leggere – e nient’altro – è una sorta di rimpianto”

Anche Giorgio ha il suo desiderio sotterraneo di ribellione scolpito in una sfumata nostalgia, qualcosa che passa quando si immerge di nuovo nella lettura. Lui, che di notte smette di avere un nome, vorrebbe sempre aver vissuto in quella casa, magari evitando di mangiare, amando solo la polvere della letteratura.

E quanta invidia che mi sorprende nel constatare la rinuncia di Giorgio, senza corpo e senza famiglia, senza calore se non quella dei racconti. Tutte le vite di cui sa, per esperienza ormai assodata dei suoi occhi, non gli fanno volere nient’altro. Non c’è bisogno di lavorare la terra, è fuorviante coltivare l’intorno, lui si limita a curare i confini bipolari della sua vita, preferendo la notte al giorno, e una sola luce all’urto della merda virtuale.

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